Questo caso studio riguarda un nostro installatore che aveva come cliente finale un’azienda con stabilimento per la produzione di energia elettrica, in zona Aprilia (LT).
Il problema principale nel mettere in sicurezza realmente gli operatori – che fanno ispezioni e manutenzione delle vasche presenti – non era l’ampiezza dello stabilimento o la difficoltà.
L’utilizzatore dei sistemi di recupero da questi spazi confinati, salvo rari casi, non è un esperto di lavori in quota e sicurezza.
Se avessimo progettato gli interventi “da tecnici” avremmo commesso un errore grossolano: più l’utilizzo fosse stato complicato, meno gli operatori avrebbero usato i sistemi per la loro sicurezza.
Si sarebbero sentiti autorizzati a pensare “ma sì, sto attento…cosa vuoi che mi succeda?”
Questo pensiero è una componente di rischio importantissima: più riusciamo a rendere facile l’uso di un sistema di sicurezza, più verrà usato.
Deve essere leggero, intuitivo, non deve costare fatica fisica o mentale.
Vediamo come abbiamo progettato gli interventi.
1. La situazione prima di installare il sistema di recupero dagli spazi confinati, e i rischi connessi
L’azienda, una delle maggiori nel campo della produzione di energia elettrica, ci ha chiesto di mettere in sicurezza l’accesso a 5 vasche, fondamentali al loro processo produttivo.
Queste vasche contengono l’acqua per l’impianto antincendio e l’acqua necessaria al raffreddamento degli impianti.
I manutentori accedono agli ambienti confinati periodicamente, per effettuare controlli periodici agli agitatori, cioè bracci meccanici che tengono le acque in movimento e mantengono pulite le vasche.
I rischi? Come in tanti spazi confinati
- si può cadere mentre si scende;
- i prodotti o la lavorazione all’interno dello spazio confinato possono creare esalazioni tossiche;
- la caduta può avvenire anche in fase di recupero.
Come si presentava la situazione in cui operare?
2. Una situazione eterogenea: un sistema inadeguato avrebbe reso improbabile l’utilizzo dei sistemi di sicurezza
Organizzare gli interventi non era scontato, perché il problema non era tanto la difficoltà di accesso. O meglio, le vasche:
- erano dislocate su una superficie di oltre 12.500 mq
- erano tutte molto diverse l’una dall’altra
avevamo tutte ostacoli diversi: parapetti, muretti e dislivelli di ogni sorta.

Questo significava che un solo sistema “standard” non sarebbe andato bene.
Come dicevamo, i manutentori non sono esperti, ma tecnici con altre specializzazioni: in caso di procedure troppo complesse, c’era il rischio reale che qualcuno decidesse di fare a modo suo, di fatto aumentando i rischi che volevamo eliminare.
Non era possibile utilizzare un solo tipo di configurazione, ma non volevamo nemmeno progettare troppi sistemi diversi, che avrebbero aumentato la difficoltà di utilizzo.
Procedure difficili e formazione più complessa non sono mai un buon affare.
La sfida era progettare una soluzione unica, versatile, leggera da trasportare e facile da usare.
In poche parole, un sistema adattabile a tutti i contesti.
3. Le richieste della committenza per l’utilizzo dei sistemi di estrazione dagli ambienti confinati
Il cliente finale faceva un sacco di domande, giustamente.
Ha chiesto e ottenuto garanzie per ogni singola postazione e, in accordo con le nostre “intenzioni di progetto”, ha chiesto di semplificare tutto al massimo.
In particolare, ha preteso una progettazione con render dettagliati, in cui fosse evidente che i movimenti degli operatori non interferissero in alcun modo con i manufatti esistenti.
Le diverse configurazioni previste a render
La parte fondamentale per arrivare al progetto finito è stata un’altra: il confronto diretto con gli operatori.
È stato grazie all’ascolto delle loro osservazioni e ai loro dubbi sull’utilizzo quotidiano che siamo riusciti a definire una soluzione pratica ed efficace; non solo sulla carta ma calata nella realtà operativa di ogni giorno.
C’è da dire che il cliente finale ha fatto – con l’installatore e Sial Safety – esattamente quello che ci si aspetta da un buon cliente: ha messo tutti nella condizione di fare un buon lavoro.
Nella pratica, cosa è stato fatto?
4. La scelta del prodotto per il recupero da spazi confinati adeguato al contesto
Un prodotto che si adatta alle situazioni più disparate esiste solo se è stato pensato a monte, con queste esigenze in mente.
Come detto, l’alternativa sarebbe stata quella di proporre all’azienda due o tre prodotti diversi, con postazioni diverse a seconda della situazione.
“Più postazioni” equivale a procedure diverse, schemi di lavoro differenti etc, caricando l’azienda di costi inutili e di complessità che avrebbero aumentato i rischi, come detto poco fa.
La scelta è quindi caduta sul dispositivo di ancoraggio GRUETTA 795®, un prodotto standard Sial Safety, che abbiamo usato in modo strategico.
È realizzata completamente in acciaio inox, quindi può essere installata anche in ambienti “aggressivi”, ma il come è spesso più importante del cosa.
4.1 Abbiamo previsto numerose basi fisse installate a parete o a terra, in corrispondenza dei punti di accesso alle vasche
Nonostante le vasche da manutenere fossero solo 5, abbiamo previsto una ridondanza per estrarre gli operatori dagli ambienti confinati, che sono sfociate in 11 posizioni ben distinte.

Alcune basi predisposte per l’uso di GRUETTA 795®, nelle varie configurazioni imposte dalle diverse situazioni
4.2 Come Gruetta 795® si è rivelata utile
Il prodotto è stato scelto perché ha tutte le caratteristiche di flessibilità che ben si adattavano al contesto:
- un unico braccio mobile in acciaio inox, spostabile facilmente e utilizzabile da 2 operatori;
- uno sbraccio di 125 cm per superare muretti e ostacoli;
- 3 altezze regolabili (160, 210 e 250 cm) che si adattano a ogni scenario;
- la predisposizione per punto di ancoraggio del soccorritore per la sicurezza anche in fase di recupero.
Va detto che il “dettaglio” di GRUETTA 795® che ha permesso l’intera operazione è la sua modularità.
Le basi GRT9A E GRT9B vanno fissate su cemento armato e restano fisse, sia a muro che a pavimento, e hanno un dispositivo di ancoraggio: il soccorritore che sta all’esterno può agganciarsi prima di esporsi al rischio caduta durante il recupero.

La base GRS10A è pensata per essere autoportante e, volendo, essere trasportata grazie alle ruote.

La struttura invece è completamente trasportabile: la colonna, il braccio e la connessione di questi elementi pesano in totale poco più di 22 kg, e possono essere trasportati con facilità da due o più persone.
In sostanza, il vantaggio di un elemento da recupero modulabile come GRUETTA 795® è che si possono posare infiniti basamenti, e potenzialmente con un solo 1 set di articoli si coprono infinite esigenze.
5. Risultati
Come nella fase di valutazione, all’installazione delle basi è seguito un addestramento pratico specifico in tutte le postazioni, per garantire agli operatori la massima comprensione delle procedure.
Lo abbiamo fatto in sessioni di addestramento specifiche dove abbiamo spiegato agli operatori le esatte configurazioni che loro stessi avrebbero utilizzato nelle manutenzioni future.

Un bel progetto, non c’è che dire.
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Alberto Gandellini
CEO Sial Safety
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