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Quando ti chiedono una scala fissa, la risposta non è mai una sola. Leggi in questo articolo come rispondere alla committenza e installare il prodotto migliore

Ti è capitato di ricevere richieste per l’installazione di una “scala per accedere al tetto“, senza altre specifiche?

Spesso due principali sistemi disponibili, le scale a gabbia e le scale anticaduta, vengono considerati equivalenti, se non confusi. 

Se il cliente punta solo al risparmio la scala a gabbia sembra una scelta comoda. Ma come installatore hai il dovere (e l’opportunità) di spiegare perché conviene investire su una soluzione più sicura e a norma per il futuro.

IN BREVE: la scala con gabbia, sebbene a norma secondo il D.Lgs 81/2008, presenta rischi residui in caso di caduta dell’operatore. La scala anticaduta, conforme alla norma EN 353-1, offre invece una protezione più efficace e facilita le operazioni di soccorso.

Capiamo le differenze dal punto di vista tecnico, normativo e di sicurezza, e cioè:

  • la differenza tra le due tipologie;
  • perché la scala a gabbia non è la scelta più sicura;
  • come fare consulenza al cliente e guidarlo nella scelta più efficace.

In poche parole, consigliando una scala anticaduta, si guadagna in sicurezza e si risparmiano tempo, errori e brutte figure.

Quando ti chiedono una scala di accesso: richieste vaghe, dubbi certi

I tre casi più comuni per la richiesta

Le situazioni più comuni arriva una richiesta per una scala fissa sono tre:

  • la copertura è stata rifatta, rinnovata o messa in sicurezza, e manca l’accesso;
  • il cliente ha installato o è in procinto di installare un impianto (fotovoltaico, climatizzazione, etc.) e “serve una scala” per fare interventi e manutenzioni in sicurezza;
  • c’è già una scala a gabbia, ma l’RSPP, l’HSE o l’ufficio tecnico vuole sostituirla con qualcosa di più sicuro.

Spesso, anche nel terzo caso, la richiesta iniziale è quasi sempre vaga.

Le frasi frequenti sono “mi serve una scala fissa”, oppure “vorremmo una scala alla marinara”.

Vediamo come dirigere le esigenze, e le operazioni.

 

Perché chi deve fare chiarezza, sei tu

Se chi fa l’ordine è l’ufficio acquisti, il capo manutentore o l’amministratore di condominio può non avere le competenze necessarie.

Magari ha ricevuto l’indicazione generica da un tecnico della sicurezza, o ha letto qualcosa al volo su un capitolato.

Ma tu, installatore, devi capire:

  • se la scala verrà usata spesso o solo in emergenza;
  • se ci sarà bisogno anche di soccorrere qualcuno da lì sopra;
  • se si può (o deve) integrare con un sistema di linea vita o se va progettata da zero.

Ed è sempre compito tuo spiegare perché una scala a gabbia, anche se più economica, non è quasi mai la scelta più sicura.

Quindi, la richiesta di una scala dovrebbe diventare una mini consulenza tecnica.

Partiamo dalla norma, che è sempre bene.

Scala a gabbia: cosa dice la normativa, cosa succede in realtà

È ancora a norma?

La scala a gabbia è ancora conforme al D.Lgs. 81/08, art. 113.
È un dispositivo di protezione collettiva (DPC), che cioè non richiede l’uso di DPI specifici, né formazione per l’accesso.

Basta questo per definirla una scelta sicura? Non proprio.

Guardiamo anche all’estero, dove in materia di sicurezza sono “più avanti” di noi italiani.

 

Perché USA e Comunità Europea hanno abolito la scala a gabbia?

Nel 2016 la normativa OSHA (l’equivalente americano del nostro Testo Unico Sicurezza) ha iniziato a eliminare gradualmente le scale a gabbia,

Le ha vietate per le nuove installazioni e ha imposto la sostituzione entro il 2036 per quelle esistenti.

Allo stesso modo, (decisione 2006/733/CE del 27 ottobre 2006) la Commissione Europea ha rifiutato le scale d’accesso «a gabbia» quali dispositivi anticaduta.

Il motivo è semplice: la caduta non può essere fermata senza comportare danni collaterali e non facilita il soccorso.

Anzi, in molti casi lo ostacola.

 

I limiti pratici e i rischi residui della scala a gabbia

La scala a gabbia può rallentare la caduta, ma in questo caso l’operatore probabilmente sbatterà contro le sbarre o resterà incastrato in posizioni non proprio consigliabili.

Ecco che un’installazione che dovrebbe prevenire e salvaguardare l’operatore, può trasformarsi in un elemento di pericolo.

scala a gabbia                          Angoli di visuale sulla simulazione di un operatore incastrato in una scala a gabbia

Ancora peggio, la caduta potrebbe NON essere arrestata.

scala a gabbia

        Fotogramma per fotogramma, simulazione della caduta di un manichino inerte in una scala a gabbia

Se poi l’infortunato presenta traumi, in fase di recupero ogni secondo conta.

In breve:

  • chi sale senza DPI pensa di essere al sicuro, ma non lo è;
  • “l’effetto gabbia” può confondere o creare ansia aggiuntiva o panico all’utilizzatore;
  • in caso di caduta il corpo resta sospeso o incastrato, e il rischio di trauma è piuttosto alto;
  • recuperare un operatore in condizioni critiche è difficile, perché spesso il soccorritore non riesce neppure a entrare nella gabbia;

Morale?

La scala a gabbia dà l’illusione di sicurezza, ma non è progettata per impedire la caduta né per agevolare il recupero. Se accade qualcosa, chi ha firmato il progetto o l’ha installata non può semplicemente dire “era a norma”.

Deve rispondere anche sul piano tecnico, di responsabilità e morale.

Scala anticaduta: perché è un sistema più sicuro e moderno della scala a gabbia

Si tratta, in sostanza di un’adesione più completa alle norme, di un funzionamento più “intelligente” e vantaggi di gestione altrettanto intelligenti. 

 

Cosa dice la normativa EN 353-1

La scala anticaduta, per essere considerata a norma, deve essere abbinata a un sistema di ancoraggio verticale conforme alla norma EN 353-1.

Il sistema comprende una guida (rigida o flessibile) e un carrello scorrevole con bloccaggio automatico in caso di caduta.

Non è un “tubo con un corrimano”, ma un sistema DPI (dispositivo di protezione individuale), progettato per bloccare la caduta e permettere il recupero.

A differenza della scala a gabbia, l’accesso è vincolato all’utilizzo del DPI corretto, quindi ogni utilizzo è tracciabile, responsabile e gestito.

 

Come funziona una scala anticaduta: carrello, guida, DPI

Chi usa una scala anticaduta indossa un imbracatura collegata al carrello tramite cordino. Il carrello scorre su una guida verticale fissata alla scala e si blocca immediatamente in caso di scivolamento o caduta.

Ci sono due tipologie di carrelli. I carrelli standard, ideali per scale con passaggio “lineare” e i carrelli a trazione, utili in ambienti ristretti o dove serve agevolare la salita (es. impianti, torri, silos).

 

scala anticaduta allustair

  Dettaglio del carrello (DA50) di scala anticaduta Alustair®

 

La manutenzione è semplice: si tratta di ispezioni visive e semplici verifiche funzionali.

 

I vantaggi per l’installatore, la committenza e per chi usa la scala

L’installatore:

  • non rischia contestazioni da parte del cliente: il sistema è sicuro, certificato e ispezionabile;
  • propone una soluzione moderna, tecnica e professionale.

L’utilizzatore/committenza:

  • si sente davvero al sicuro, anche in caso di malore o emergenza;
  • ha rischi estremamente ridotti in caso di caduta accidentale;
  • può accedere con DPI anche ingombranti, come autorespiratori;
  • in caso di incidente, il recupero è più facile e veloce.

In più, l’impatto estetico è minimo: una scala anticaduta ben fatta sporge solo 20 cm circa dal muro, e grazie al kit anti intrusione il look è ancora più “pulito”. Insomma, impatta di meno sull’estetica dell’edificio.

 

scala anticaduta

                                          Operatore che rimuove il kit antintrusione di una scala anticaduta

Vediamo come installare al meglio.

Errori da evitare quando si installa una scala fissa

Anche la migliore scala anticaduta ha bisogno del giusto processo per essere installata bene, in modo utile.

 

Sottovalutare lo sbarco in copertura

Un errore comune è pensare che “una volta arrivato in cima, ci pensi l’operatore”. Ma il passaggio dalla scala alla copertura è uno dei momenti più critici.

Se chi sale non trova subito un punto di ancoraggio o un sistema che lo guidi in sicurezza verso la linea vita, è esposto.

 

Ignorare il sistema di ancoraggio e la linea vita presente

Se la scala serve per accedere a una copertura già messa in sicurezza, il progetto deve avere continuità con la linea vita esistente.

Non puoi progettare la scala come se fosse un elemento separato. La direzione d’accesso, la posizione dei pali, i punti terminali, il tipo di DPI da usare: tutto deve essere coerente.

Se sbagli qui, rischi che chi usa la scala non riesca a collegarsi alla linea vita, o peggio debba scollegarsi per un tratto.

 

Fare preventivi senza sopralluogo

Sembra banale, ma “fai una foto da Google Maps” non è sufficiente per progettare un accesso sicuro.

Devi sapere:

  • com’è fatta la struttura su cui fissi la scala;
  • che distanza c’è tra il punto di accesso e il primo ancoraggio utile;
  • se ci sono ostacoli come abbaini, lucernari, camini;
  • se c’è già una linea vita, e che tipo di DPI richiede.

Senza queste informazioni, il preventivo rischia di essere sbagliato, fuori mercato o incompleto.

Consulenza: la prassi migliore per guidare il cliente verso la scala giusta

È possibile fare consulenza al cliente, anche quando vuole solo risparmiare?

Quando il cliente ti chiede di “spendere meno possibile”, spesso non ha in mano i dati per fare una valutazione seria.

Spiegagli che il risparmio iniziale con una scala a gabbia può trasformarsi in un problema, perché come abbiamo già visto:

  • il recupero in caso di emergenza è più difficile;
  • la responsabilità tecnica resta a chi ha installato;
  • i futuri RSPP potrebbero chiedere l’adeguamento.

Con una scala anticaduta, invece, offri una soluzione definitiva, sicura e certificata.

Caso reale: sostituzione di scala a gabbia con scala anticaduta

Un nostro cliente installatore di Verona riceve la richiesta da un’azienda logistica: sostituire la vecchia scala sul retro di un magazzino, usata per l’accesso alla copertura dove sono presenti i motori del sistema di condizionamento.

La scala esistente è lunga 8 metri, in apparenza in buono stato, ma l’RSPP ha sollevato dubbi sull’effettiva conformità in caso di emergenza.

 

I problemi individuati dall’installatore

Durante il sopralluogo l’installatore si accorge che:

  • la scala è a gabbia e quindi potenzialmente intralcia il recupero di un operatore infortunato;
  • non è previsto alcun punto di ancoraggio sulla copertura;
  • l’accesso è stretto e il passaggio è in parte ostruito da una canalizzazione;
  • il personale manutentore porta spesso con sé attrezzature pesanti e ingombranti.

A quel punto consiglia di non procedere con un semplice “cambio scala”, ma di ripensare l’accesso in chiave moderna, integrandolo con una linea vita e un punto di recupero.

 

La soluzione proposta e il risultato finale

Con il supporto di Sial Safety, viene progettata e fornita una scala anticaduta con guida verticale e carrello a scorrimento. 

La guida prosegue fino al primo palo della nuova linea vita, con ancoraggi certificati sulla copertura.

Inoltre viene predisposto l’attacco per una gruetta da recupero, da usare in caso di emergenza.

L’intervento ha richiesto:

  • 2 giorni per lo smontaggio della scala esistente e la posa della nuova;
  • nessuna interruzione delle attività interne;
  • formazione base per i manutentori sull’uso del DPI.

Il cliente ha apprezzato la consulenza tecnica e ora sta valutando di replicare la soluzione sugli altri accessi della struttura.

Proporre una scala anticaduta ti distingue

Chiudiamo con una considerazione semplice: se proponi una scala anticaduta al posto di una scala a gabbia, non stai solo vendendo un prodotto migliore.

Stai tutelando chi lavora in quota e mettendo al sicuro il tuo nome e la tua reputazione.

Installi un prodotto sicuro e ispezionabile, hai prodotto valore con una consulenza e non solo un preventivo. E inoltre hai evitato rischi futuri per te e per il tuo cliente.

Se ti serve una mano per:

  • progettare una scala anticaduta integrata con linea vita;
  • scegliere il carrello giusto;
  • predisporre sistemi di recupero o punti di sbarco protetti;

compila il form di richiesta qui sotto.

Scrivici, raccontaci il caso, e troviamo insieme la soluzione migliore.


A presto,

Alberto Gandellini
CEO Sial Safety